Brevetti: l’importanza delle traduzioni nei contenziosi internazionali

Chiunque abbia un minimo di esperienza internazionale in materia di brevetti, sa bene che non è affatto consigliabile economizzare nelle traduzioni brevettuali.

I brevetti svolgono un ruolo cruciale nella monetizzazione dei risultati della ricerca e sviluppo di un’azienda, tutelandone per un periodo di tempo limitato il diritto esclusivo di produrre, utilizzare o vendere l’invenzione protetta. Eppure acquisire i diritti di un brevetto ed estenderli nei mercati globali è notoriamente un’impresa costosa, che può indurre i consulenti esterni e chi si occupa di proprietà intellettuale all’interno di aziende e organizzazioni, a risparmiare su costi come quelli delle traduzioni, affidandosi a fornitori senza particolari qualifiche, né esperienze rilevanti o vera conoscenza del settore. A seconda dell’area tecnica, un singolo brevetto nazionale può costare qualche migliaio di euro, considerando le spese per la ricerca di anteriorità, la gestione del procedimento e dell’opposizione, la consulenza e la stesura dell’avvocato. L’estensione del diritto nei diversi mercati di destinazione di un’azienda, sia attraverso i sistemi di brevetto internazionale (PCT – Patent Cooperation Treaty) o di brevetto europeo (EP- European Patent), sia attraverso l’acquisizione separata di diritti nazionali, richiede poi altri costi, facendo aumentare notevolmente il budget necessario.

Le competenze indispensabili per la traduzione di un brevetto

Per i brevetti internazionali gli studi legali e gli uffici legali interni dovrebbero comunque sempre poter contare su un language service provider affidabile, che riunisca profonde competenze sia nella traduzione di brevetti, sia nel settore tecnico a cui il brevetto si riferisce, sia nelle procedure locali proprie del sistema giuridico di destinazione in cui quest’ultimo deve essere tutelato.

Come avviene per tutte le traduzioni di carattere normativo, la traduzione di un brevetto è infatti più specialistica di quanto possa sembrare, perché richiede l’uso di una terminologia pertinente alle giurisdizioni di origine e di destinazione, mentre non può prescindere dalla conoscenza della disciplina tecnico-scientifica relativa all’innovazione (farmaceutica, chimica, tecnologica, ingegneristica ecc) che l’azienda sta provvedendo a proteggere.

In settori industriali complessi e competitivi, la capacità di competere di un’azienda può dipendere infatti da miglioramenti spesso impercettibili di prodotti o tecnologie esistenti ed è proprio in questi contesti che i brevetti concessi garantiscono il ritorno sugli investimenti necessari per sostenere le spese di ricerca e sviluppo (R&S) e la quota di mercato. La scelta del vocabolario e del lessico utilizzato deve essere strettamente legata al modo in cui un’innovazione si colloca all’interno dello “stato dell’arte” del settore tecnico di riferimento, compresa l’ “arte nota” recepita dai diritti di brevetto esistenti e di dominio pubblico. L’importanza di una qualità inattaccabile nella redazione dei documenti può rivelarsi tardivamente e nel momento in cui si dimostra più necessaria, ovvero quando un’azienda si trova a dover fare affidamento su di essa per pretendere l’applicazione della legge o per un contenzioso: solo allora appare evidente quanto le carenze nella stesura dei brevetti o gli errori nella traduzione possono compromettere l’intera causa legale del titolare di brevetto.

Una causa di rivendicazione persa per un solo errore di traduzione

Nelle controversie sulla validità dei brevetti, dall’esatta formulazione utilizzata dai traduttori, anche di una sola parola, possono dipendere somme ingenti, come dimostra un caso recente di rivendicazione del 2020 riferito agli Stati Uniti: la causa IBSA Pharma contro Teva Pharmaceuticals USA.

Ma facciamo un passo indietro: come sanno tutti gli addetti ai lavori, delle tre parti che completano di prassi un brevetto, ovvero:

  1. descrizioni
  2. rivendicazioni
  3. riassunto

le rivendicazioni (claims in inglese) rappresentano la parte più importante, in quanto determinano che cosa, in concreto, debba formare l’oggetto del brevetto. Occorre quindi fare molta attenzione nella redazione delle rivendicazioni, poiché come chiaramente dispone l’art. 52 c.p.i. i limiti della protezione sono determinati proprio dalle rivendicazioni, mentre l’art. 21 Reg. att. c.p.i precisa che le rivendicazioni devono essere chiare, concise e trovare completo supporto nella descrizione. Nei settori tecnici più importanti in particolare, le rivendicazioni di brevetto sono decisamente difficili da redigere, in quanto richiedono la conoscenza del processo di esame e di tutta una serie di altri aspetti, come la relativa anteriorità, l’invenzione che il brevetto intende proteggere, il settore industriale e tecnico di riferimento, nonché le leggi, i regolamenti e i trattati esistenti a livello nazionale e internazionale.

Nel merito del reclamo per violazione di brevetto

Il reclamo per violazione di brevetto su farmaci concorrenti oggetto del contenzioso a cui ci riferiamo era stato incentrato sull’interpretazione di una singola parola: la differenza di significato tra “half-liquid” (come erroneamente tradotto nella domanda statunitense) e “semiliquido” (nell’originale italiano) nella descrizione di una formulazione di un farmaco per la tiroide.

I legali della casa farmaceutica svizzera IBSA hanno invano cercato di sostenere che i due termini fossero sinonimi, ma la sentenza dei giudici statunitensi non ha dato loro ragione, ritenendo troppo vago e generico il termine inglese scelto nella traduzione perché le rivendicazioni contestate fossero valide e applicabili. Una singola parola tradotta in modo errato ha quindi aperto la porta al concorrente di IBSA e ha impedito all’azienda di far valere i propri diritti di brevetto. Un errore di traduzione che con le adeguate competenze e controlli avrebbe potuto essere facilmente evitato, come avrebbero potuto essere seguite correttamente tutte le procedure brevettuali dell’Ufficio Marchi e Brevetti degli Stati Uniti (USPTO), in parte disattese in fase di deposito della domanda, con l’utilizzo di una traduzione inglese diversa e di qualità inferiore rispetto alla traduzione originaria certificata della domanda italiana.

Quando una variazione di testo può fare la differenza

Questa vicenda dimostra se mai ce ne fosse bisogno che la perizia e le conoscenze del traduttore sono fondamentali per il successo di una domanda di brevetto e che le traduzioni di inadeguata qualità possono avere effetti potenzialmente catastrofici su diritti di brevetto altrimenti ammessi come validi. In un campo in cui una minima variazione di significato può fare davvero la differenza, aziende e studi legali devono essere certi del supporto di un fornitore qualificato e affidabile. In altre parole, affidarsi a un’agenzia di traduzione che offra un livello di competenza e conoscenza pari a quello del consulente legale che ha redatto la domanda di brevetto.


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